
Quando arriva la sera e, pian piano, la notte comincia a prendere posto, mi lascio sempre di più trascinare placidamente da tutto quello che ho intorno. Pochi istanti, qualche ora da dedicare esclusivamente a me stesso e nient'altro, in compagnia della mia musica, delle mie immagini, dei miei pensieri sparsi, delle mie idee che ogni tanto saltabeccano e che cerco di fissare da qualche parte. Non mi curo tanto di dare un ordine preciso alle cose, preferisco ascoltare il rumore e il suono dei miei pensieri, tentando di trovare le consonanze e le frequenze armoniche, nel tentativo di mettere insieme dei suoni che siano capaci di farmi provare delle emozioni che ancora non ero in grado di capire, di ascoltare e di filtrare attraverso tutto me stesso.
Ancora una volta, tento di cercare la luce, di catturare il mio personale fuoco di Prometeo, per guardarlo negli occhi e uscire almeno per un po' dalla "comfort zone". Guardare dentro, per poi riesplodere fuori con una nuova e diversa consapevolezza di me stesso. Voglio cercare di tenermi distante dalle tentazioni di Narciso, soprattutto quando scrivo qui (ma un blog personale non è forse solo un altro modo di rimirarsi davanti allo specchio?), ma poi se scavo dentro di me, è proprio con me stesso che devo fare i conti.
Io so qual è la storia che voglio raccontare. E' lì da un po', nel solito cassetto, sparsa in appunti vari su fogli e in varie pagine della mia Moleskine. Il mio Orfeo è lì, deve scendere agli inferi per riportare su la sua amata e tentare di salvare anche la sua anima.
"Tender is the night", diceva qualcuno. Sì, la notte è mia dolce amica, perchè le faccio compagnia per un po' e lei mi ricambia sovente donandomi il conforto di Morfeo.

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