sabato, dicembre 29, 2007

Tutto sommato, alla fine, non è poi così male

Mii, stasera fa un freddo cane... ero fuori in veranda a fumare e stavo congelando, trasformandomi in un blocco di ghiaccio avvolto da una nebbia spessa così.

Tornando a me e alle mie paturnie: queste vacanze di Natale mi hanno messo proprio di buonumore! :) Dopo un paio di giorni avvolti dalla malinconia, il tepore degli affetti e la piacevolezza dell'ozio vacanziero hanno giovato assai al mio spirito. Buon per me, dunque. L'anno finisce quindi con il mood giusto. Domani partirò con amici alla volta del Veneto per festeggiare il capodanno e saranno sicuramente giorni di gran divertimento.

Sinceramente adesso non ho una gran voglia di tirar bilanci e di fare il conto dell'anno che si sta chiudendo. Anzi, non lo faccio praticamente mai, mi sembra davvero una cosa da ragionieri. E mi (vi) risparmio anche l'elenco dei buoni propositi per l'anno che verrà. Credo di aver capito quali sono i miei obiettivi per i prossimi mesi e mi voglio mettere d'impegno per tentare di raggiungerli tutti quanti, o almeno una buona parte. Adesso voglio godermi questa ventata di buonumore e di carica positiva e cercare di stringermela il più a lungo possibile.

L'altro giorno mio fratello mi domandava del mio blog e mi chiedeva appunto del mio stato d'animo un po' in down, desunto dalla lettura dei post più in basso. Io e lui parliamo moltissimo di tantissime cose ma siamo molto riservati su quella che è la reciproca sfera dell'intimità personale. Parlando con lui (ma anche riflettendoci su per conto mio negli ultimi tempi) ho capito che per me questo blog è una terapia, un modo per cercare di mettere ordine nei miei pensieri e nelle mie emozioni, con la voglia di fissare tutto ben bene da qualche parte. Un diario, più o meno. Ma un blog è qualcosa di pubblico, che si mette in rete e che si dona agli altri, con la speranza forse di trovare un po' di empatia da qualche parte. Poi ho anche le mie piccole ambizioni da scrittore, che in questo modo trovano un canale di espressione... anche se finora qui dentro ho scritto solo pensieri sconnessi in libertà. Vediamo se nel 2008 riuscirò a far fare a questo blog un salto di qualità...

Ci risentiamo nel nuovo anno, cari amici. Festeggiate e divertitevi, mi raccomando :) Io vi faccio gli auguri con un bel video musicale. Visto che a Capodanno è tradizione suonare i valzer (uè, non guardatemi così! Leggete fino alla fine...), ve ne regalo uno diverso dal solito: Joe Hisaishi esegue il tema principale della colonna sonora de Il castello errante di Howl, il capolavoro di animazione di Hayao Miyazaki. Buon anno!


lunedì, dicembre 24, 2007

E dunque, finalmente... Buon Natale :)

Ormai ci siamo. Anche quest'anno è arrivato Natale. E allora permettetemi di farvi i miei migliori, sinceri e sentiti auguri, qualunque cosa voi festeggerete. L'importante è che lo passiate bene, con gioia, tra le persone a cui volete più bene.

Anche oggi vi dedico una canzone in tema: "The Christmas Song", cantata dal grandissimo Nat King Cole.

Buon Natale a tutti voi, cari amici.

domenica, dicembre 23, 2007

Quasi Natale... quasi...

Stamattina, poco dopo che mi sono pigramente alzato dal letto, mi è tornata in mente quella mattina di Natale in cui i miei genitori fecero capire a me e mio fratello che non era Gesù Bambino a portare i doni natalizi (come da educazione cattolica da manuale, i miei hanno sempre ripudiato il pagano Babbo Natale). Io e mio fratello ci alzammo presto e corremmo in salotto, di fronte all'albero di Natale, dove ci aspettavano tanti bei pacchettini. Come è sempre stato nello stile dei miei genitori, ce lo fecero intuire in maniera molto discreta e rispettosa. Avevo più o meno 10 o 11 anni, quella mattina.

Quando oggi ho avuto questo flashback, mi è preso uno strano moto di commozione. Non saprei dire se la "magia" del Natale per me si dissolse quella mattina. Ricordo che ci rimasi un po' male, ma che riuscì ad accettare la realtà senza troppi problemi. Man mano che sono diventato adulto, questa festa ha assunto contorni e significati molto diversi. Dal punto di vista religioso non ha più quasi alcun significato per me. Rimane il senso e la voglia di darle un senso esclusivamente "familista", ovvero una giornata da passare nel calore degli affetti dei miei fratelli, dei miei genitori e dei miei parenti. Forse provo a ricatturare un pezzetto di quella magia di quando ero piccolo attraverso il piacere che provo oggi nel fare i regali alla mia famiglia e ai miei amici più che nel riceverli. Però, soprattutto negli ultimi anni, faccio molta fatica a sentire "l'atmosfera" fatta di lucine, musichette, ghirlande, campanelli e ammenicoli vari. Mi sembra che sia tutto estremizzato, gonfiato a dismisura, calcato a forza addosso a qualsiasi cosa.

Ho avuto l'enorme di crescere in una famiglia nel quale i momenti di festa e di condivisione non si sono mai limitati solamente al giorno di Natale. Nonostante sia, come si sente dire spesso in giro, una istituzione in crisi e in profonda ridiscussione, per quel che mi riguarda sono stato graziato da una famiglia che mi ha sempre fatto sentire la gioia e la bellezza di stare insieme (no, non è uno spot del Mulino Bianco, davvero, giuro, è la verità). Allora capisco che tutta questa cosa del Natale alla fine è uno stato d'animo che ognuno porta dentro di sè, col proprio carico di ricordi e di vissuto, fatto di gioie e amarezze. Probabilmente per molte persone questa festa, una volta diventati adulti, non ha più nessun senso. Per quanto mi riguarda, quando provo a guardare dentro di me, alla fine un senso lo ritrovo e cerco di viverlo con un po' di gioia, sebbene velata di una forte malinconia.

In fondo, Charles Dickens tutto questo lo aveva capito bene. E lo ha anche saputo narrare in modo superbo.

sabato, dicembre 22, 2007

E' quasi Natale... ?

Il periodo pre-natalizio mi ha risucchiato nel solito vortice delirante di corse per i regali, saluti ad amici e parenti, cene e feste aziendali, sbornie da capogiro e tutto quello che ne consegue.

Eppure è da ieri sera che sono molto malinconico, quest'anno le feste natalizie mi stanno mettendo in uno strano umore che mescola stati d'animo molto altalenanti. Sento degli strani vuoti, come dei buchi causati da piccole perforazioni emozionali che però fanno un gran male. Ora non riesco a spiegarvelo bene... vabbè, passiamo alla musica, va'.

Anche oggi vi dedico un bel videoclip: Rufus Wainwright (un altro bravissimo musicista che qui in Italia ascoltano in pochi) in una stupenda cover di una delle canzoni più belle di Lennon & McCartney, "Across the Universe". Amo questa canzone e questa versione è da lacrime agli occhi. Enjoy, my friends.




Words are flying out like
endless rain into a paper cup
They slither while they pass
They slip away across the universe
Pools of sorrow waves of joy
are drifting thorough my open mind
Possessing and caressing me

Jai guru deva om
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world

Images of broken light which
dance before me like a million eyes
That call me on and on across the universe
Thoughts meander like a
restless wind inside a letter box
they tumble blindly as
they make their way across the universe

Jai guru deva om
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world

Sounds of laughter shades of life
are ringing through my open ears
exciting and inviting me
Limitless undying love which
shines around me like a million suns
It calls me on and on across the universe

Jai guru deva om
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Nothing's gonna change my world
Jai guru deva om
Jai guru deva om

lunedì, dicembre 10, 2007

"Landed" - Ben Folds

Cari miei amici blogger e non-blogger, oggi vi dedico questa meravigliosa canzone di Ben Folds, un cantautore americano che qui in Italia credo ascolto solo io e altre sei persone. E' davvero un bravo musicista, che ho scoperto poco più di un annetto fa grazie ad una segnalazione dei mitici Elio & le Storie Tese su iTunes. Questa canzone poi mi piace moltissimo e mi ha accompagnato soprattutto negli ultimi mesi.

We'd hit the bottom
I thought it was my fault
And in a way I guess it was
I'm just now finding out
What it was all about
We moved to the west coast
Away from everyone
She never told me that you called
Back when I was still
I was still in love

Til I opened my eyes and walked out the door
And the clouds came tumbling down
And it's bye-bye, goodbye I tried
And I twisted it wrong
Just to make it right
Had to leave myself behind
And I've been flying high all night
So come pick me up
I've landed

The daily dramas
She made from nothing
So nothing ever made them right
She liked to push me
And talk me back down
Til I believed I was the crazy one
And in a way
I guess I was

When I opened my eyes and walked out the door
And the clouds came tumbling down
And it's bye-bye, goodbye I tried
Treading the sea of her troubled mind
Had to leave myself behind
Singing bye-bye, goodbye I tried

If you wrote me off
I'd understand it
Cause I've been on
Some other planet
So come pick me up
I've landed

And you will be so
Happy to know
I've come alone
It's over

When I opened my eyes and walked out the door
And the clouds came tumbling down
And it's bye-bye, goodbye I tried
Down falls the rain on the telephone czar
It's ok to call
Now I'll answer for myself

Come pick me up
Come pick me up
I've landed
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domenica, dicembre 09, 2007

Non fatelo incazzare...

Chi ha scattato questa foto merita un premio!

Quando Schwarzy nei film fa quella faccia e guarda qualcuno in quel modo, vuol dire che sta per succedere qualcosa di pesante... Che dite, Terminator riuscirà finalmente a sconfiggere Darth Bush?

sabato, dicembre 08, 2007

Sometimes I just feel blue...

E' da qualche giorno che sono un po' giù e non so esattamente perchè. Da quando sono tornato dal mio viaggio, man mano che i giorni sono trascorsi, ho avvertito una malinconia e un velo di tristezza sempre crescenti. E' stato un viaggio bellissimo, ricco di cose straordinarie che mi porterò dentro al cuore per il resto della mia vita (che diamine, ho incontrato John Williams!) e dunque dovrei essere caricato a mille come una bomba pronta ad esplodere. Però... però, non so cosa c'è. Qualcosa si muove dentro, sento movimenti interni sussultori, cambio umore continuamente.

Oddìo, credo di sapere in parte cos'è che mi rantola dentro le budella e mi fa sentire così: da un lato c'è sicuramente tutta la nostalgia per qualcosa di bello che ora è terminato (leggi: il viaggio in America). Questo mi succede sempre, al termine di un viaggio significativo o di un periodo particolarmente intenso. Vivo sempre di continui riverberi emotivi, è sempre stato un mio grosso difetto. Oggi tornavo a casa in tram e c'erano dei riflessi della luce del sole nella timida foschia milanese. Ho sentito un forte sussulto, certe immagini mi sono tornate alla mente e lo stomaco a cominciato a torcersi.

Però c'è anche dell'altro. Sento che ho voglia di cambiare diverse cose, in questo momento. Mi sento un po' prigioniero del fatto che non posso/non riesco ad andare finalmente a vivere da solo. Essere l'ultimo figlio di una famiglia numerosa rimasto a vivere in casa comporta delle responsabilità, ahimè. Ma c'è anche qualcosa d'altro. Comincio a sentirmi fuori posto: in questa casa, in questa città, negli ambienti dove vivo e lavoro. Ho una enorme voglia di fare un grosso cambiamento.

Ho sempre subito il fascino degli Stati Uniti. E' un paese strano, contraddittorio, pieno di ambiguità e di stranezze. Ci sono un sacco di cose di quel paese che non sopporto e che non sento per nulla mie. Però in quest'ultimo viaggio, durante diversi momenti, ho avuto più volte la sensazione di sentirmi davvero a mio agio, come se fossi in un posto dove posso realmente stare bene ed essere me stesso fino in fondo. Boh, chissà, forse ho appena detto una grossa stronzata, non lo so.

Non so se questo significhi qualcosa, però sicuramente lo prendo almeno come un segnale. Qui, a Milano, in Italia, sento che per uno come me ci sarà sempre meno spazio. Ho paura che se continuerò a rimanere qui a lungo, mi sentirò sempre più così forse, schiavo e prigioniero di un paese che sta uccidendo brutalmente tutti i sogni, le speranze e l'ostinazione di chi ha meno di 50 anni.

Boh, forse sono solo un po' triste, tutto qui. E in serate come questa vorrei solamente che ci fosse qualcuno qui di fianco a darmi un abbraccio o una carezza.

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Now playing: Jerry Goldsmith, "It's All True" (from Islands in the Stream - Original Motion Picture Soundtrack)

giovedì, dicembre 06, 2007

Some postcards from Chicago and NYC :)

Eccovi alcune immagini (scattate dal sottoscritto) del mio recente viaggio statunitense. Enjoy the ride! :)













mercoledì, dicembre 05, 2007

Missione compiuta!

Sono tornato domenica dal mio viaggio statunitense. E' stata una vacanza bellissima e per moltissimi aspetti indimenticabile. Come dimostra la foto qui sopra, sono riuscito ad incontrare John Williams, a stringergli la mano e a poter scambiare qualche parola con lui. Nonostante l'agitazione e la prevedibile emozione del momento, sono riuscito a rimanere abbastanza lucido da riuscire a parlargli e a dimostrargli tutta la mia gratitudine e la mia ammirazione per la sua musica. Lui è stato gentilissimo, sorridente e disponibilissimo.

Incontrare i propri idoli e le persone che si ammirano veramente è un'emozione incredibile. Io devo a quest'uomo e alla sua musica una fetta enorme della mia vita emotiva. Le sue note mi accompagnano quasi quotidianamente sin da quand'ero un bimbo. E infatti quando riguardo questa foto e soprattutto quando osservo la mia espressione felice, mi viene in mente per prima cosa quel bambino che si travestiva da Indiana Jones, Superman o Han Solo e, riascoltando l'audio dei film omonimi registrati dalla televisione, cominciava a recitare e a dimenarsi sulle note musicali indimenticabili di questo straordinario musicista. Quando JW ha messo il braccio sulla mia spalla per posare per la fotografia (un gesto di affetto che proprio non mi aspettavo), ho sentito come il calore di un abbraccio di un nonno o di un padre.

Durante i bellissimi, straordinari concerti che Williams ha tenuto a Chicago le emozioni che ho provato sono state fortissime. E il regalo più bello è stato quando ha eseguito come fuori programma il tema principale di Turista per caso, un film e una colonna sonora ai quali sono molto affezionato. Sono scoppiato a piangere come un bambino e mi sono sentito pervaso da scosse e da emozioni profonde, lancinanti, quasi irrazionali. Potere della musica, va' a capire...

Comunque, è stata una bella vacanza in generale. Chicago e New York sono due città spettacolari e uniche... Condividerò con voi altri racconti e altre foto nei prossimi giorni... per ora voglio solamente fermare qui, in qualche modo, quella che è stata l'emozione più forte di questo viaggio.

Grazie, Maestro!

giovedì, novembre 22, 2007

Ebbene, ci siamo.

La mia meritata vacanza finalmente ha inizio! Domattina si parte per gli Stati Uniti. Missione: la fredda e ventosa Chicago, per assistere ai concerti di Maestro John Williams con la Chicago Symphony Orchestra. E poi via a New York City, la città più assurda ed affascinante del mondo. In questi giorni lì si festeggia il Giorno del Ringraziamento, dopodichè si comincia con la bagarre natalizia. New York sarà già completamente addobbata e in gingheri.

Al mio ritorno, troverete fotografie e resoconti. Adesso forse è il caso che vada a dormire un po'...

See you then, friends! :)

lunedì, novembre 19, 2007

Musica infilata nelle orecchie.

Lo sguardo è fisso da qualche parte. Ogni tanto vaga senza una meta precisa. Gli occhi su muovono qua e là, seguendo il flusso dei propri pensieri, a volte sparsi in libertà oppure molto precisi e circoscritti. Molti rimangono spiazzati, perchè è sempre più raro osservare qualcuno che pensa, ascoltando solamente la propria musica interiore.

Tutti (ma proprio tutti) con gli auricolari infilati saldamente nelle orecchie, con gli sguardi sempre più persi ed isolati, chiusi dentro come ad una stanza di gomma, nella quale si può rimbalzare continuamente e stupidamente, da soli. Gli auricolari come scudo, come protezione, come rifugio. Così è più facile evitare il contatto con gli altri, si tengono alla larga i rompiscatole che vogliono attaccar bottone, ci si sente ancora più autorizzati a farsi gli affari propri, sempre più chiusi nella gommosa viscosità dei propri banali pensieri oppure nel crogiolo di una solitudine che continua a fare male. La musica diventa allora solo un costante sottofondo, come quello della radio che non smette mai di blaterare idiozie e di trasmettere musica da quattro soldi. E allora la musica non si ascolta. La musica deve solo riempire il vuoto angoscioso del silenzio. Oppure deve sovrastare, ammutolire le dissonanze schoenberghiane che dominano i pensieri.

giovedì, novembre 15, 2007

Quegli occhi che sfuggono.

Incrociare il suo sguardo non è facile. I suoi occhi sfuggono spesso, si nascondono dietro una parvenza di riservatezza, coprendosi un po' coi capelli che si muovono in seguito un rapido movimento della testa. A volte mi sembra che quando uno dei due non sta guardando, l'altro fa l'opposto. Potrebbe quasi essere un gioco, ma invece credo sia solo timidezza.

Adoro la timidezza, è il segno di un animo candido e gentile.

Quando poi gli sguardi si incrociano, allora si fa sentire quel solletico alla bocca dello stomaco. E non posso resistere all'impulso di cercarla in qualche modo, di provare ancora a trovare quegli occhi che sfuggono e posare su di loro il mio sguardo.

mercoledì, novembre 14, 2007

Prima il sole, poi le nuvole... e poi ancora il sole

In questi giorni anche una città piena di bitume e polveri sottili come Milano riesce quasi a diventare qualcosa di bello, dove è possibile tirare un lungo respiro e riempirsi d'aria fresca i polmoni. Il vento freddo che annuncia l'arrivo dell'autunno vero si impone e spazza l'aria come una brava massaia quando decide di fare le pulizie fatte bene. Il cielo è quindi più pulito e il sole, nonostante il periodo, riesce ancora a scaldare un po', creando a volte colori inaspettati tra il variopinto fogliame autunnale degli alberi.

Ieri ho avuto una di quelle giornate in cui il mio umore altalenava facilmente tra stati d'animo differenti e contraddittori. A fine giornata, poi, ci ho riflettuto su: in effetti, ieri mattina mi sono svegliato che c'era il sole, poi verso l'una o le due del pomeriggio sono arrivate le nuvole e hanno coperto tutto fino a sera. Ma stamattina c'era ancora il sole. E oggi in effetti è stata una giornata in cui sono stato molto bene, per diversi motivi.

Ehi, non sto facendo la lode della meteoropatia, anzi, è una cosa in cui non ho mai creduto. Mi ha solo fatto sorridere come il sole, il cielo e le nuvole abbiano sottolineato perfettamente lo scorrere delle mie ultime 48 ore. C'era un sincronismo preciso e puntuale, quasi un mickeymousing meteorologico (cos'è il "mickeymousing" ve lo spiego un'altra volta).

Tra una settimana esatta parto per gli Stati Uniti. Con la immensa speranza che lo sciopero aereo previsto per il 22 (ma che fortuna, eh?) non metta i bastoni tra le ruote più del dovuto, sono qui a pregustarmi ansiosamente questa (meritata!) vacanza.

P.S.: La foto del post è scattata da me. Mi piace molto, ne vado fiero. He he. L'ho fatta il mese scorso, una domenica pomeriggio che ero a spasso sui Navigli. :)

Now playing: Howard Shore, "Evenstar", The Lord of the Rings: The Two Towers - Original Motion Picture Soundtrack

lunedì, novembre 12, 2007

Aspettando l'America...

Sono qui ormai a contare i giorni che mi separano dal mio imminente viaggio americano. Sono giorni che passano ovviamente lenti, ma inesorabili. Sono in attesa finalmente di una bella e meritata vacanza, dopo le mie patetiche vicende estive. La lentezza di queste giornate perlomeno è corroborata da un bel sole autunnale e da un clima che adoro: le foglie cadenti, il vento che ogni tanto decide di incazzarsi e di sferzarti la faccia col suo primo freddo, la luce del mattino che timidamente e sempre più svogliatamente si fa strada, i tramonti che ogni tanto riescono a regalare piccoli momenti di poesia urbana anche nel più triste dei paesaggi come la "skyline" (urrgghh!) di Cologno Monzese.

Aspetto questo viaggio, poichè segnerà nuovamente la mia passione per la musica di John Williams, quell'arzillo compositore settantacinquenne al quale devo una grande parte della mia vita emotiva. Non vedo l'ora di essere nuovamente di fronte a lui e alla sua meravigliosa orchestra. Sento una gioia quasi infantile, perchè è qualcosa che è legato profondamente al mio essere. E ovviamente non vedo l'ora di condividere questo momento con dei veri amici. Peccato solo che mancheranno Max e Pi. :(

Ma questo viaggio segna anche un punto di arrivo. Al mio ritorno da New York, ho deciso infatti di cominciare a pensare seriamente e in modo sistematico a una serie di cose, in primis ad una serie di cambiamenti: comincerò finalmente a cercare una casa in affitto, partirò alla ricerca di nuove opportunità lavorative e, forse, inizierò con un po' più di coraggio a mettere fine al mio torpore sentimentale.

In questo momento comincio, piano piano, a intravedere qualcosa all'orizzonte... non so ancora esattamente cos'è, ma forse può essere qualcosa di molto interessante. E molto bello. Speriamo.

Now playing: Aimee Mann, "Wise Up", Magnolia - Original Soundtrack
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venerdì, novembre 09, 2007

In Vino Veritas

A volte la sincerità corre sul fluido filo dell'etanolo, stimolata dalla cordialità del convivio tra amici.

Mi riempie di felicità osservare i visi arrossati, i sorrisi, gli sguardi profondi e le risate delle persone con le quali si condivide un bel momento intorno alla tavola. Adoro veder riempirsi i bicchieri, vederli sollevati per incontrarsi nel tintinnìo di un brindisi. Amo quando tutto questo mi porta a sentire ancora più vicine le persone a cui voglio bene.

Il grigiore e lo sconforto vengono lavati via come macchie da un potente e sano detersivo, l'anima si monda con quel liquido rosso o bianco, scaldando anche e soprattutto il cuore.

Incontrare lo sguardo di una persona che sente la tua stessa gioia può solo aiutarti a capire che, da qualche parte, c'è ancora qualcosa per cui vale ancora la pena lottare.

domenica, ottobre 28, 2007

Negozietti, o quel che ne rimane

A Milano stanno pian piano scomparendo tutti i piccoli negozi, di qualsiasi genere e tipo. Sono pochi quelli che riescono a sopravvivere al terribile attacco dei megastore. In compenso, spuntano centri commerciali sempre più spaventosi e mastodontici (l'ultimo è un elefantiaco Auchan a Cinisello Balsamo), perlopiù collocati in periferia o nelle grige zone dell'hinterland.

Che tristezza.

Per quanto mi riguarda, nutro un odio viscerale per i centri commerciali, difatti cerco di non recarmici mai, se non quando strettamente necessario. Odio i parcheggi enormi sempre pieni, odio la fila per prendere un carrello, odio l'umanità che ne riempie ogni angolo, odio la gente che si ferma a pranzare da McDonald tra un acquisto e l'altro, odio chi decide di passarci interi pomeriggi quando non addirittura le giornate, odio gli enormi stendardi con scritto "Grandi Sconti! Promozioni!" e via dicendo, odio la gente che si mette in fila dalle 7 del mattino quando regalano una lavatrice o un televisore LCD a 100 euro, odio i tamarri adolescenti che li usano come luogo di ritrovo, odio la puzza che alberga in tutti i corridoi, odio la muzak sempre in sottofondo, odio la assoluta mancanza di rispetto e cortesia di gran parte dei commessi, odio l'ostentazione della merce che li contraddistingue... insomma, odio i centri commerciali.

Sono sempre stato un amante del negozietto, della piccola bottega, del sorriso e della parola del gestore di un negozio, della cura messa nell'allestimento di una vetrina. Anche tutt'ora, se devo comprarmi qualcosa, preferisco assai di più prendere il tram e recarmi in centro, piuttosto che infilarmi in auto e farmi fagocitare dagli shopping mall. Solo qualche giorno fa sono entrato nel negozio Giochi dei grandi, vicino a Piazza Fontana. Una gentilissima signora coi capelli d'argento mi ha sorriso e ha risposto alla mia richiesta con una cortesia d'altri tempi. Il loro negozio poi è un piccolo antro nel quale passerei le ore, pieno di giochi fatti col legno, dove si possono ancora trovare cose come un pallottoliere, il Pinocchio di legno o dei bei puzzle (i pasol, cacchio!) coi quali passare le ore. Poco dopo, passeggiando sempre lì vicino, sono passato di fronte ad un negozio di strumenti musicali, che in vetrina espone orgogliosamente il certificato "Bottega storica certificata dal Comune di Milano". Guardando dentro, vedevo i visi distesi e pacifici dei due proprietari. Avevo voglia di entrare, anche solo per dare un'occhiata, ma poi ho tirato dritto e sono andato a prendere il tram.

Il centro commerciale o il megastore dà l'illusione di una scelta infinita e senza limiti, quando invece vuole solamente instillarti la voglia di qualcosa di cui non hai assolutamente bisogno. Vuoi comprarti una camicia e alla fine esci anche con un paio di scarpe, un DVD e una T-shirt. Il negozietto invece ti accoglie con discrezione, il commesso ti chiede aiuto e cerca di darti una mano senza però vederti come un portafoglio da sgonfiare. Ricordo quando, ormai più di 15 anni fa, scoprii quello che per diversi anni divenne una sortia di piccolo tempio delle mie passioni: La Borsa del Fumetto, la storica fumetteria di Via Lecco. Lì, insieme a mio fratello, ho spesso parecchie paghette e ci ho lasciato parecchi desideri, togliendomene comunque altri (ad esempio un volumone in formato coffee table book sulla storia della Industrial Light & Magic di George Lucas pagato circa 175.000 lire di allora...vediamo, era il '91 o il '92, vi lascio immaginare quanto fossi malato già allora). Quel negozio rimane un simbolo della piccola bottega nella quale potevi trovare tutto, anche quello che non t'aspettavi. Lo stesso accadde con Il Tempio del Video, superba videoteca in Via Torino (che fortunatamente resiste ancora): i due fratelli proprietari sono un esempio di cortesia e preparazione sulla materia e talvolta mi sono lasciato coinvolgere in qualche chiacchiera sul cinema. Ricordo anche le varie puntate a negozi di dischi oggi quasi tutti scomparsi come Disco Club (nella stazione metro di Cordusio), Mariposa (in Porta Romana), La Voce del Padrone (in Galleria Vittorio Emanuele), nei quali acquistai i miei primi CD. E questo vale ovviamente anche per i negozi di abbigliamento, per quelli di alimentari, il ferramenta, il calzolaio, il panettiere, il bar e così via.

Mi mette tristezza sapere che molte botteghe e molti negozietti a Milano devono chiudere definitivamente la clère oppure sono costretti a vita dura, a causa dell'aggressività concorrenziale di megastore e centri commerciali. Ma è ancora peggio pensare che molta gente non sa nemmeno più relazionarsi con un modo più pacifico di fare acquisti per sé. Quando mi capita di entrare in qualche megastore, mi accorgo come chi compra è insolente e affrettato. Si fa shopping alla maniera di come ci si ciba nei fast-food: male e di corsa. Quando vedo le facce di certa gente quando fa shopping, mi viene il voltastomaco. A questo punto, è davvero molto meglio l'anonimato e la rapidità degli acquisti online: si trova tutto e non devo nemmeno avere a che fare con un'umanità nauseante ed insopportabile.


Now playing: Ben Folds Five, "One Angry Dwarf and 200 Solemn Faces", dall'album Whatever and Ever Amen

domenica, ottobre 21, 2007

I racconti del Mauri - 2

Ovvero: pezzi letterari di poco valore e/o spunti per storie ancora tutte da scrivere.

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"La notte in cui ritornò"

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Il telefono squilla d'improvviso. Giovanni si sveglia di soprassalto.


"Ma che cazzo... ".

L'agitazione improvvisa gli fa sentire come un dardo nello sterno. Con le mani cerca a tentoni l'interruttore della lampada sul comodino. Guarda l'orologio. Sono le 3:15 del mattino. Nelle orecchie sente ancora quel ronzìo fastidioso che ormai da diverse ore lo aveva attanagliato.

Il telefono continua a squillare.

Giovanni si è addormentato vestito, anche stanotte. Il sonno lo aveva vinto intorno alle 2:30, più che altro per spossatezza. Era entrato in un sonno profondo, ma per nulla sereno o riposante. Era come se qualcuno lo avesse tramortito con un pugno ben assestato. Lo squillo imprevisto del telefono di casa lo aveva fatto svegliare all'improvviso, facendogli sentire tutto il peso dell'assenza di un vero sonno riposante.

Il telefono non smette di squillare.

Per un attimo Giovanni pensa se sia il caso di rispondere oppure di lasciar perdere.


"Ma chi cazzo è a quest'ora?".

Nella sua testa cominciano a balenare confusamente pensieri e ipotesi riguardo l'identità di questo caller notturno. Il ronzìo fastidioso che continua a sentire nell'orecchio destro non lo aiuta a fargli riordinare le idee. Ma improvvisamente Giovanni viene raggiunto dalla lucidità e senza indugio corre all'apparecchio e tira su la cornetta.

"Pronto?"
"Giovanni? Stavi dormendo?"
"Mamma... sì, non ti preoccupare... ero andato a dormire da poco. Non fa niente."
"Giovanni..."
"Sì, mamma, dimmi, che c'è?"
"Giovanni, ti sei dimenticato di venire da me oggi."

I pensieri annebbiati di Giovanni cominciano a ricomporsi e a ritrovare senso logico. Ora si ricorda che doveva andare a trovare sua madre quel pomeriggio. Era rientrato a casa nel primo pomeriggio, si era messo un po' al pianoforte, cercando di andare un po' avanti nella composizione del pezzo, poi come suo solito cominciò a bere, dimenticandosi completamente dell'appuntamento con sua madre. E poi quel ronzìo all'orecchio che aveva cominciato ad infastidirlo.

"Giovanni, perchè non sei venuto qui oggi pomeriggio? Ti ho aspettato tanto."
"Scusami, mamma... ma perchè non mi hai chiamato prima? E perchè mi chiami a quest'ora?"
"Non volevo disturbarti... cioe, no... è che poi oggi pomeriggio è successa una cosa strana..."
"Che è successo?"
"Non lo so... non so come spiegarti, è strano..."

La voce della madre di Giovanni era sempre più ansiosa e preoccupata

"Mamma, sono giorni strani questi... so che è difficile, ma tieni duro."
"No... Giovanni, lo sai come la penso... ma tutto questo non ha senso."
"Che cosa, mamma?"

Dalla cornetta ora Giovanni sente singhiozzi e sospiri.

"Perchè non sei venuto qui oggi, Giovanni? Dovevi venire... e te lo sei dimenticato."
"Scusami, mamma, scusami davvero."

Giovanni sentiva un peso enorme addosso, sentiva una stanchezza incredibile, che lo stava schiacciando. Sentire la voce di sua madre in quello stato, dopo quelle ultime, durissime giornate, lo stava per mettere definitivamente al tappeto.

"Mamma, che cosa è successo?"
"E'... riguarda tuo padre..."

Giovanni aveva appena immaginato di sentirsi dire qualcosa del genere.

"So che ti sembrerà strano, Giovanni... ma ti giuro che oggi lui è stato qui."
"Mamma..."
"Non ti sto prendendo in giro, lo giuro, Giovanni... te lo giuro su dio!"
"Ma', non dire..."
"Giovanni, te lo giuro, era qui!"

La voce della mamma di Giovanni adesso era agitata, quasi come se fosse emozionata da qualcosa di bello e sorprendente.
Giovanni ora cercava in tutti i modi di trovare la calma e la quiete dentro sè stesso.

"Mamma, queste sono cose che possono capitare dopo un lutto."
"No, Giovanni, non capisci..."

Giovanni tira un lungo sospiro. Era ormai sul punto di crollare.

"Mamma, per favore, adesso vai a dormire. Prenditi una o due pastiglie e cerca di riposare. Ti prometto che domani verrò da te. Davvero."
"Giovanni, era qui, te lo giuro..."
"Va' a dormire, mamma. Per favore... fallo per me."
"Era qui, Giovanni. Era qui! Era qui!"
"Mamma..."
"Ho sentito la sua voce! Mi ha chiamata per nome! Giovanni, te lo giuro... era qui ed era lui!"

Giovanni è annebbiato completamente dal sonno, dall'alcol ancora in circolo, dalla tristezza e dalla confusione totale. Continuava a tenere gli occhi chiusi, completamente strizzati. Vede solo macchie bianche accecanti e sente un forte bruciore. E quello stramaledetto ronzìo all'orecchio destro è ancora lì, ancora più forte.

La madre di Giovanni ora piangeva sonoramente.

"Mamma, vai a dormire. Verrò da te domattina. Dormi e non pensare a tutto questo. Ciao."

Giovanni attacca violentemente il ricevitore. E' al centro della stanza, confuso. Quella telefonata lo ha messo in uno stato di ansia.

"No, un altro attacco di panico adesso no..."

Giovanni si chiude a chioccia, per terra. Ha voglia di piangere e di incazzarsi come una bestia allo stesso tempo. Il ronzìo ora somiglia più ad un suono determinato, come quello di una corda di pianoforte colpita dal martelletto.

Giovanni si avvicina al grosso baule di suo padre che ieri gli è stato recapitato. E' ancora chiuso e non ha nessuna intenzione di aprirlo.

"Anche da morto riesci sempre a romperci i coglioni, eh?", dice con rabbia a voce alta.

Ora il ronzìo è diventato fastidioso e insistente. Giovanni si tappa le orecchie.

"Basta... basta... ti prego, basta..."

Ora il ronzìo somiglia sempre più ad un suono ovattato e insistente. Giovanni corre in bagno, apre bruscamente l'armadietto dei medicinali e cerca l'ansiolitico. Il suono ora è in entrambe le orecchie.

"Vattene, cazzo! Vattene via! Vattene viaaa!!", urla Giovanni ormai in preda al panico.

Ora il suono nelle orecchie di Giovanni è sempre più simile ad una voce. Una voce che gli sembra di riconoscere, anche se non la sente da parecchio.

"GIOVANNI... AIUTAMI."

Giovanni si guarda allo specchio del bagno, terrorizzato. Quella è la voce di suo padre.

venerdì, ottobre 12, 2007

Sole d'ottobre

Una delle cose che mi piacciono di più dell'autunno è la luce del sole. In particolare quella del mattino, quando i riflessi ambrati si fanno timidamente strada tra la prima foschia. Nella mia mente, questa luce e le ombre che essa crea generano forti sentimenti malinconici eppure deliziosi. Stamattina ero in auto, mentre mi recavo al lavoro, e durante il lento procedere in coda, contemplavo questi raggi di sole, il modo in cui essi riverberano sul verde dei prati e i cangianti colori post-atomici che genera quando si riflettono sul cemento milanese.

C'è qualcosa di incredibilmente pacifico in tutto questo per me, sento un tepore che mi fa stare bene, anche se pervaso da intense pennellate di malinconia autunnale. Non è facile avere occhi per queste cose, in mezzo a tutto il bitume milanese... ma basta sforzarsi un po' e provare a calibrare il proprio sguardo.

giovedì, ottobre 11, 2007

Never leave lonely alone

Non è la solitudine a spaventarmi. Come dicevo l'altro giorno a Lula nei commenti del post qui sotto, ormai a quella ci sto facendo il callo. Come una scarpa un po' scomoda a cui alla fine il tuo piede si abitua, cercando di starci dentro e di camminare lo stesso, anche se fa un po' male (perdonatemi questa metafora da due soldi, stasera non ne ho di migliori, he).

Sto parlando della solitudine sentimentale, non di quella "globbale-totale" (che quella è tutto un altro discorso). Già, non mi fa paura perchè gran parte della mia vita finora l'ho passata prevalentemente da solo. In adolescenza, l'idea mi faceva invece quasi tremare dal terrore, mi si contorceva lo stomaco e, nei momenti di maggior sconforto del cuore, le lacrime scorrevano rabbiose e tristi.

Non che adesso sia poi tanto meglio o così diverso... ma forse ho imparato a gestirla meglio e anche a sentire in maniera più profonda ed attenta ciò che fa rumore dentro di me. Forse sono diventato più ascetico. O forse sono solo più cinico nei miei stessi riguardi. E' come se mi volessi preparare alla situazione più infelice: "ok", mi dico, "può anche continuare così, può anche non cambiare nulla di radicale... io cerco di essere pronto, e comunque cerco di guardare sempre avanti". E così mi metto al riparo nella mia Fortezza della Solitudine, come Superman quando vuole riflettere lontano dagli umani della Terra ("anche se sei stato allevato come un essere umano, tu non sei uno di loro").

O forse sto solo aspettando una sorpresa. Qualcosa che non posso pianificare o prevedere. Qualcosa che non mi aspettavo. Qualcosa di bello.

No, non è la solitudine a spaventarmi, adesso. Ci sono altre cose che mi fanno più paura. Ma mi mancano piccole cose, come una carezza, un abbraccio, la presenza di una persona che sai che è lì accanto a te.

Sorrido a me stesso, scrivendo queste parole. Sì, perchè quell'adolescente che scriveva copiosi discorsi sull'amore e sul suo sentirsi solo, che piangeva nella sua cameretta, alla fin fine, è ancora lì, quatto quatto.

Mai lasciare da solo un solitario. C'è il forte rischio che ci si abitui veramente. E che poi svanisca piano piano in dissolvenza, come il protagonista di Blow Up di Michelangelo Antonioni.

venerdì, ottobre 05, 2007

Calamita

Come molti esemplari del sesso maschile, anche io mi lascio coinvolgere, affascinare, sedurre e condizionare dalla bellezza femminile.

E' più forte di me. Non riesco a rimanere indifferente o lasciar perdere l'impulso irresistibile dell'attrazione, quella forza potente come una calamita enorme che spinge inevitabilmente ad avvicinarsi ad una ragazza dotata di fascino e bellezza.

Ultimamente poi mi capita di continuo, più del solito. E non riesco a far svanire i pensieri, che mi seguono, mi ossessionano e mi fanno mettere in moto cuore e istinto. Succede così che noto una carina e penso che non posso lasciar scorrere... ma capita anche di guardare una persona che magari già conosco, ma che un giorno appare in una luce nuova e inaspettata.

Qualcuno, non ricordo in quale libro o in che film, una volta disse: "Io mi innamoro tutti i giorni, ogni volta che una donna ricambia il mio sguardo con un sorriso". Ecco, a me succede qualcosa del genere. Il mio problema è che sono troppo sentimentale (qualcuno dice all'antica) e che non sono per niente capace di interpretare la parte dell'uomo sicuro di sè. O forse sono uno un po' incapace di passare dal pensiero all'azione con astuzia.

Come dice il personaggio interpretato da Jim Carrey in quel capolavoro assoluto che è Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry: "Perchè mi innamoro ogni volta che una donna mostra il minimo interesse per me?".

Eh, già...

domenica, settembre 30, 2007

Il rumore del cuore

L'altro giorno ho fatto un ecocardiodoppler. Nessun problema, sto benone, il dottore che doveva rilasciarmi il certificato medico per la palestra era particolarmente scrupoloso e, dato che aveva rilevato un po' di aritmia cardiaca, ha voluto farmi fare anche questo esame.

Si tratta, in sintesi, di una ecografia al cuore e dura pochi minuti. Niente di strano o sconvolgente. Ero tranquillo, dato che non ho mai avuto problemi cardiaci nè mai sofferto di palpitazioni o cose simili. La cosa che mi ha colpito però è che, per la prima volta, ho visto il mio cuore e ne ho sentito il rumore. Ok, era una vista da ecografia (come quelle che fanno le donne in gravidanza) e il rumore era immerso in quello strano effetto che fa la macchina dell'ecodoppler (chi ha visto ER lo conosce bene, he he).

Eccolo lì, il mio cuore. Non è poi così grande. A vederlo così, in quella forma e attraverso l'occhio freddo di quella macchina, sembra quasi qualcosa di poco interessante e poco affascinante. Eppure... lì dentro c'è un mondo intero, ci sono una infinità di cose, di sensazioni e di sentimenti. O almeno, questo è ciò che noi esseri umani vogliamo credere e che io voglio convincermi di sentire. Chissà che succede tra quelle vene, quelle valvole e quei canali. Sembra quasi che quel cuore non abbia mai subito danni o ferite... forse è stato capace di guarire da quelle più profonde, ma questo l'ecodoppler non è in grado di mostrarlo.

Alla fine dell'esame ero contento, perchè ho visto che è un cuore che sta bene, nonostante tutto... che continua a battere e che forse lo vuol fare ancora più forte, sempre più forte e più intensamente.

O forse sto solo aspettando colei che sappia guardare nel mio cuore e vedere cosa c'è lì dentro ancora più in fondo di un ecodoppler.

giovedì, settembre 27, 2007

Cercare la luce

"La cosa più terribile non è che il mondo ci sia ostile ma che ci sia indifferente. Ma se noi accettiamo questa realtà allora l'essere umano acquista un senso. Per quanto infinita sia l'oscurità, noi dobbiamo continuare a cercare la nostra luce"

Stanley Kubrick

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Sempre in viaggio verso Giove e oltre l'infinito.


mercoledì, settembre 26, 2007

Connessioni

Una volta c'erano gli amici di penna. Persone con le quali si corrispondeva su un argomento o una passione comune e con le quali poteva nascere un'amicizia a distanza. Tempi lontani, lontanissimi. Oggi internet ha abbreviato enormemente le distanze e ha facilitato la comunicazione tra gli individui e così, grazie ai forum, ai blog, a Messenger e compagnia bella, è assai più facile scoprire amicizie e connessioni con persone fisicamente e geograficamente lontane.

Ho così scoperto alcune magnifiche persone e ho trovato amicizie oggi importantissime ed irrinunciabili. Grazie ad una passione condivisa (nel mio caso, la musica di John Williams -- tanto per cambiare, he he) mi ritrovo a conversare di tante cose in modo diretto e spontaneo con persone che vivono negli Stati Uniti, in Portogallo, in Inghilterra e in varie parti del mondo.

Ancora più bello è quando si trova una persona molto simile e vicina, con cui si sente immediatamente di aver trovato una connessione diretta e speciale. Stasera sono stato a chiacchierare a lungo su msn con il mio amico portoghese Miguel. E' incredibile come con alcune persone ci si lasci andare a conversazioni intime e profonde, sebbene non le si abbia mai incontrate "dal vivo".

Il vivere quotidiano e routinario contemporaneo della nostra società occidentale porta con sè un rigido schema di formalità e di etichette che spesso e volentieri non lasciano spazio ad esprimersi come si vorrebbe davvero, soprattutto nelle relazioni interpersonali. Questo fa sentire distaccati dal proprio mondo interiore e, in alcuni, spinge alla ricerca di rifugi altrove e il web lo è diventato per antonomasia. Tuttavia, quando lo si usa nella maniera più sana e non diventa così sterile ossessione o triste palliativo, può alimentare e carburare un motore comunicativo interiore forse un po' inceppato. Così si può tessere una tela di connessioni che possono incastrarsi perfettamente come i mattoncini di Lego.

Oggi posso dire di essere una persona sicuramente più ricca e fortunata grazie alle amicizie (in particolar modo quelle che ho potuto coltivare in modo fecondo e ravvicinato) che ho trovato sulla rete. Il web è davvero un posto strano, sorprendente, ambiguo, contraddittorio... ma forse è la vera rivoluzione di cui possiamo disporre. Soprattutto quando porta con sè sorprese inattese e sublimi consonanze.

lunedì, settembre 24, 2007

Sfuggire alla luce


"Sfuggì alla luce e alla conoscenza che la luce implicava e per questo tornò in sè. Così fa il resto di noi; così fanno i migliori di noi."


(Stephen King, L'ultimo cavaliere - La Torre Nera Vol.1)

Passeggiate solitarie per il centro di Milano

Milano è una città dove sembra che tutti corrano, che abbiano tutti fretta. Camminare speditamente per le vie del centro della città sembra essere un modo particolare che i milanesi hanno per nascondersi e confondersi anonimamente tra la gente.

Mi piace camminare. Ho il passo spedito, deciso e ritmato, anche se me la prendo un po' più comoda del "milanese-sempre-di-corsa". Amo muovere i miei piedi con una cadenza costante, guardando sempre di fronte a me, curiosando e sbirciando i luoghi e le persone, con lo sguardo quasi sempre mascherato dietro agli occhiali da sole. E mi piace farlo soprattutto da solo.

Mi piace camminare per le vie del centro, anche quando non ho una meta specifica o un appuntamento. Sabato ero a spasso per via Torino, sono andato a farmi un giro da Fnac (dove ho finalmente comprato una piccola macchina fotografica digitale, dopo diverso tempo che gli facevo il filo). Esaurita la funzione shopping, mi sono lasciato trasportare dai miei piedi e dalle mie gambe. Mi piace prendere direzioni sempre diverse, esplorare strade alternative, guardarmi intorno e godermi l'aria settembrina e la luce di un sole che ancora scalda. E il mio sguardo cade volentieri sulle molte ragazze carine che assiepano le vie del centro.

Portatemi sempre dove volete, cari miei piedi. Non smettete mai di muovervi. Con il sole sopra di me e l'anima leggera, posso arrivare dove voglio.

venerdì, settembre 21, 2007

Unheimliche

La mia vita onirica è molto attiva e feconda. Sono una di quelle persone che fortunatamente si ricorda abbastanza vividamente e senza troppa fatica dei propri sogni notturni e delle proprie esperienze oniriche, anche dopo un lungo periodo di tempo, soprattutto nel caso di sogni molto intensi o ricchi di significato. Non passo molto tempo ad analizzarli e a trovare tutti i significati nascosti (e che so' pissicanalista io?), ma piuttosto mi piace fermarmi a ripensarne e a riviverbe le atmosfere, i segni, le immagini... un po' come un film (che sono quanto di più vicino ai sogni esista nella vita conscia, ovviamente).

Mi capita spesso infatti di fare sogni con atmosfere molto simili e collegate tra loro: i miei sogni sono frequentemente ambientati di notte, o comunque immersi in una luce oscura. E anche quando interviene l'illuminazione c'è sempre qualcosa che non mi è totalmente chiaro. Tutto questo, sia nel sogno che quando ci ripenso, mi mette in uno stato di allerta e di sottile inquietudine. Ma più di ogni altra cosa sono i luoghi dei miei sogni a gettarmi in uno stato di quasi angoscia. I luoghi dei miei sogni sono infatti strani, attraversati da un'atmosfera molto particolare. Anche quando sogno di essere in luoghi familiari, c'è sempre qualcosa che li rende diversi, più oscuri e più angosciosi. Un esempio che mi balza subito in mente è la portineria del palazzo dove vivo e sono cresciuto: già a vederla così non è che ispiri calore e sicurezza, ma nel sogno diventa quasi l'antro di un orco, illuminato solo da luci fioche o da candele tenui, immerso in un drappo tetro e quasi lugubre.

Nei luoghi dei miei sogni, io sono spesso perso come dentro un labirinto, alla ricerca di una via d'uscita che inevitabilmente si trasforma in un cul de sac (The Shining, anyone?) o che mi conduce da tutt'altra parte rispetto a quella in cui pensavo di trovarmi.

Non sono incubi comunque, o almeno io non li definisco tali. Anzi, quando ci ripenso provo una sensazione di misterioso fascino mista ad inquietudine. Sì, perchè il mistero dei sogni genera pensieri creativi, circondati da quell'elemento di inspiegabilità e di fantasiosa irrazionalità che è così raro nella vita conscia, in cui praticamente tutto ha la sua logica spiegazione di azione/reazione.

Con l'aiuto del buon vecchio Sigmund Freud, questo stato d'animo e queste sensazioni suppongo si possano riassumere con una parola: perturbante (unheimliche in tedesco). Ecco come lo definisce il Sigismondo:
"il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare."
Lo trovo meraviglioso: spaventoso e familiare sono due termini ossimorici, quasi antitetici. Il perturbante, come dice Freud, è ciò che scaturisce dal loro incontro... ciò che dovrebbe rimanere nascosto, segreto... e che invece è affiorato. La cosa che mi affascina e mi riempie di curiosità è che, dentro di noi, c'è un mondo gigantesco che rimane in gran parte celato e che affiora soltanto in alcune occasioni e in alcuni stati.

A volte sono le cose più familiari a nascondere i lati più oscuri e spaventosi... mi viene in mente la bellissima scena de L'impero colpisce ancora in cui Luke Skywalker, durante una pausa del suo addestramento Jedi con il Maestro Yoda, decide di addentrarsi in una misteriosa ed oscura caverna e lì dentro troverà la sua più grande paura: Darth Vader; decide di affrontarlo con la spada laser; dopo alcuni spaventosi fendenti, Luke riesce a tagliare la testa del nemico, che rotola lugubramente per terra; il casco nero di Vader esplode e sotto la maschera rivela... il volto di Luke.

Ora vado a sognare.

Pleasant dreams to you all.

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Now playing: "Building a Mistery", Sarah McLachlan (dall'album Surfacing)

giovedì, settembre 20, 2007

Alla deriva

Non ho parole. Siamo davvero allo sbando. Vedere il direttore di un TG della rete pubblica nazionale che mima il gesto della rivoltella puntandola alla telecamera, dando in buona sostanza del terrorista e del delinquente a chi, come il sottoscritto, ha fatto la fila pacificamente e serenamente per dire BASTA! a questo marciume che è la politica italiana, mi ha fatto incazzare, preoccupare ed accapponare la pelle. E' chiaro che le sale del Palazzo hanno paura di tutto quello che Grillo e il V-Day hanno generato e che continuano a rappresentare. Ma, allo stesso tempo, rabbrividisco a trovare una nuova conferma dei metodi mafiosi di chi ci governa.

Forse in questo Belpaese la democrazia è morta già da tempo e (quasi) nessuno se ne è accorto. Ha vinto la P2 e il suo piano di "rinascita democratica".

Aiuto. Mi viene davvero voglia di fare le valigie ed andarmene a vivere in un paese veramente democratico. Ma forse, come diceva qualcuno, dobbiamo resistere, resistere, resistere.

martedì, settembre 18, 2007

Somatizzare

Bene, ho scoperto che anche io ho imparato a somatizzare lo stress, l'ansia e le insoddisfazioni attraverso il mio fisico. Cioè, non che non mi fosse mai capitato prima d'ora, ma nei giorni scorsi la cosa è stata per la prima volta vistosa e fastidiosa ed ha preso forma in un classico d'antan: colon irritabile. Per chi non lo sapesse, la patologia in questione provoca sintomi di gonfiore addominale, bruciore di stomaco, difficoltà nella digestione, crampi all'intestino. Ecco.

Ora pare che tutto sia tornato nella normalità, ma la cosa mi ha fatto pensare e riflettere un po', da bravo esegeta emotivo di me stesso quale sono. So bene quali sono state le cause di questa reazione somatica e non faccio fatica a capire quali sono i punti sui quali devo lavorare. In fondo, non ci vuole una scienza per analizzarmi e capirmi. Si tratta di non dimenticare di mettere sempre un po' di positività e di ottimismo in ciò che faccio durante il giorno, cercando sempre una spinta progressiva, per cambiare in meglio e per non stare fermi troppo a lungo. E ovviamente non lasciarsi trascinare nelle sabbie mobili delle piccole ansie e frustrazioni quotidiane. Insomma, come a dire: "perchè devo pensare ai dettagli, alle cosette piccole, grigie e inutili che mi stanno intorno quando ho un mondo enorme, gigantesco dentro di me, che carbura e alimenta un fuoco necessario e affascinante?".

Forse tutto questo appare un po' ovvio e risaputo, me ne rendo conto. Ma, a ben pensarci, mica poi così tanto.

Comunque, dicevo: questa cosa mi ha fatto nuovamente riflettere su quanto il corpo sia alla fine schiavo della mente, di quanto ne dipenda e se ne abbeveri avidamente. Mens sana in corpore sano, ovviamente e banalmente. Ogni tanto vorrei solo che questo cacchio di cervello non prendesse sempre il sopravvento. Una buona soluzione comunque è la cura 'Roger Rabbit'. Non sapete cos'è? Beh, avete presente il finale del film Chi ha incastrato Roger Rabbit? Quando ci sono tutti i personaggi Disney e Warner insieme, che vanno via insieme a Roger, Jessica e Eddie cantando l'allegra canzoncina "Dai, ridi, dai"? Ecco, proprio così: ridere! Provate a cantarla, quando c'è qualcosa che non gira come dovrebbe.

"dai ridi dai
che al vecchio mondo in fondo in fondo si sta ben
dai ridi dai
che la fortuna presto o tardi arriverà
niente nella vita è così brutto
e potrai gioire dopotutto
dai ridi dai!"

That's all, folks! :)
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Now playing: John Williams, "A New Name... A New Life", dalla colonna sonora del film Memoirs of a Geisha

giovedì, settembre 13, 2007

Lifeline, ovvero: il cuore di un grande musicista

Due settimane fa è uscito il nuovo album del grande Ben Harper, un cantautore tra i miei preferiti di sempre, a mio parere un vero artista a tutto tondo.

Amo molto questo musicista perchè è schietto, sincero dal profondo dell'anima, è romantico, non ha paura di esprimersi in maniera diretta, limpida e toccante attraverso la sua musica e i suoi testi. Ed è un musicista tecnicamente formidabile, doma la chitarra con un fuoco che pochi hanno. Spesso i critici e i musicologi per definirlo ed etichettarlo cercano di trovare le somiglianze con alcuni grandi del passato: Bob Dylan, Jimi Hendrix, Marvin Gaye, Otis Redding... la verità è che Ben racchiude come un miracoloso recipiente tante ispirazioni delle più diverse (dal rock anni '70 al soul classico, passando per il country d'autore fino alla musica nera roots e alle frange del rock indipendente degli anni '90 nel quale nasce), riuscendole a farle tutte proprie e a proporle in modo fresco ed affascinante.

Finora mi sono piaciuti tutti i suoi album, dal primo, Welcome to the Cruel World, fino all'ultimo uscito lo scorso anno, Both Sides of the Gun. Nutro poi un attaccamento particolare per Diamonds On the Inside poichè è associato ad un periodo particolare della mia vita. Ma farei un torto ad ognuno dei suoi dischi se facessi una semplice ed fredda classifica (come piace fare spesso invece agli statunitensi). Ogni suo album e ogni sua canzone è un elemento che fa parte di un processo artistico molto vivo ed intenso, o perlomeno io lo percepisco come tale.

Tuttavia, questo ultimo nuovo disco, Lifeline, è arrivato inaspettatamente, senza troppi clamori e a pochissima distanza dal precedente. Sono rimasto davvero travolto dalla vitalità e dalla passionalità che c'è in questo nuovo lavoro del grande Ben. E' un disco "pieno", sebbene contenga solo 11 tracce e duri poco più di 40 minuti. Ogni canzone è un piccolo viaggio, una stupenda istantanea scattata con gioia e vitalità, nel quale si sente tutta la voglia di fare musica di Ben e del suo gruppo, gli Innocent Criminals. E' vero, c'è un grande omaggio alla soul music vintage, ma non siamo di fronte ad un semplice esercizio di stile. Tutto è invece pensato, scritto e suonato con l'anima, in modo schietto e con una sincerità quasi commovente. Ecco, in questo disco Ben Harper ci fa vedere il suo cuore, senza timori e senza pudori, e lo regala ai suoi ascoltatori. E non è una cosa da tutti, specie di questi tempi.

Avevo avuto una grandiosa testimonianza della profondità di questo musicista al suo stupendo concerto dello scorso ottobre al DatchForum di Milano: durante l'esecuzione della bellissima "Where Could I Go?", Ben ha cantato una intera strofa della canzone senza microfono, ossia riversando tutta la potenza del suo canto e della sua anima soltanto attraverso la sua voce non amplificata, con gli occhi chiusi e con le braccia aperte rivolte al pubblico, come se volesse abbracciarlo tutto quanto... un momento da pelle d'oca, veramente incredibile.

In queste due settimane ho ascoltato il CD almeno 6 o 7 volte. Mi piacciono tutte le canzoni e faccio ancora fatica a scegliere le preferite. Ho già caricato tutto l'album sul mio iPod e credo che girerà ancora a lungo. Per ora mi faccio trascinare soprattutto da "Fool for a Lonesome Train", "Say You Will", mentre cado in contemplazione con la conclusiva e struggente "Lifeline". Cacchio, che cuore e che anima... anzi, soul...

Grande Ben. Grazie ancora una volta.

"Don't let them take the fight outta you"

sabato, settembre 08, 2007

V-Day

E' arrivato l'8 settembre: oggi è il V-Day, ovvero "Vaffanculo Day", l'iniziativa promossa da Beppe Grillo attraverso il suo blog per una raccolta di firme a proposta di una nuova legge denominata "Parlamento Pulito".

Generalmente non sono una persona che si fa troppo coinvolgere da iniziative di questo genere, ma questa volta sento che si tratta di una cosa importante. Sto infatti per uscire e dirigermi in Largo Cairoli, dove c'è il meet-up dei lettori milanesi del blog di Grillo.

La mia coscienza civile mi dice da un po' di tempo che è arrivato il momento di muovere le chiappe e darsi da fare. Se vogliamo perlomeno cominciare a cambiare un po' le cose di questo stramaledetto paese che sta andando a rotoli, dobbiamo iniziare a fare qualcosa, magari anche una cosa piccola, come la propria firma su una proposta di legge sacrosanta come quella del Parlamento pulito.

See you there, per chi ci sarà.

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UPDATE, 9/9/2007: ieri sera sono tornato dal ritrovo di Largo Cair0li, dove ho firmato la proposta di legge d'iniziativa popolare. A Milano dopo le 16.30 erano già finiti i moduli vidimati per la raccolta delle firme, io ce l'ho fatta proprio per un pelo. I ragazzi dell'organizzazione hanno parlato di 15.000 firme raccolte solo a Milano. Le altre piazze delle città d'Italia erano gremite. Trovo che sia un risultato impressionante, se si considera che tutto il tam-tam è stato fatto unicamente sul web, mentre è stato completamente ignorato da giornali e televisione. Oggi Repubblica parla di 300.000 firme raccolte in tutta Italia. Speriamo che ora qualcosa si muova, o che perlomeno cominci.

Sono rimasto colpito dalla civilità delle persone presenti, dalla gioia di tutte le persone, dai sorrisi sui volti e dal sentimento che si respirava. Ho visto una Milano che solitamente rimane nascosta e silenziosa. Non so se questo sia il segnale di un cambiamento profondo, ma certamente è qualcosa di positivo.

Sono invece rimasto al solito schifato dai commenti dei politichetti di turno letti oggi sul giornale che ovviamente si sono subito sentiti di dire la propria opinione, ossia i vari casinibindibersanitremonti. Ogni tanto sogno veramente che passi uno tsunami a Montecitorio e Palazzo Madama e si porti via tutti questi ignobili personaggi.

Ora vedremo che seguito avrà tutto questo. Speriamo davvero che l'indifferenza non uccida quanto di buono c'è in tutto questo.
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giovedì, settembre 06, 2007

Frangia, pelle abbronzata e piedi nudi


Un invito ad una festa a casa di amici. Vino, cibo, alcuni visi conosciuti, molti visi ignoti.

Mi guardo intorno, squadrando la situazione. Mi sembra tutto regolare, più o meno come al solito in questo genere di circostanze. Si sentono delle risate, la musica in sottofondo ogni tanto trasmette qualche melodia che conosco bene, canzoni che mi fanno compagnia spesso sul mio iPod.

Il mio sguardo cade sulle spalle. La pelle è abbronzata, leggermente scolorita dal primo "cambio di pelle" successivo alle vacanze. Si volta, mentre sto parlando con un'altra persona. Mi saluta con la testa inclinata e facendo un cenno con la mano.

Il resto della serata passa principalmente tra vino, vecchie conoscenze e chiacchiere assortite sotto l'effetto dell'alcol.

Ma ogni tanto gli occhi cercano quelle spalle abbronzate. E quello sguardo malizioso con la testa inclinata.

Adesso è sul letto, a gambe incrociate, con quel vestitino irresistibile. La sua frangia si muove mentre sta parlando animatamente con le sue amiche. Ora è a piedi nudi e sta ballando una specie di salsa, un po' da sola, un po' con una amica. Mi guarda, mentre sono sul terrazzo che sto fumando una sigaretta. "Cazzo è proprio carina", penso io mentre fumo la mia Pall Mall e la guardo ballare.

In questo momento mi offre una sigaretta. Mi guarda e mi sorride. Sta andando via. Ciao, arrivederci, piacere mio, smack-smack. Ciao.

"Cazzo, ti devo assolutamente rivedere presto", sto pensando.

Basta poco: la pelle abbronzata, le spalle scoperte, una frangia irriverente, i piedi nudi. E un viso che lascia un segno. Un paio di occhi che guardano in modo vispo e acuto. Una donna, insomma. Tanto per cambiare, ecco...


venerdì, agosto 31, 2007

Temporale di fine estate


Come ho già detto più sotto, mi piacciono molto le piogge e i temporali di fine estate. Questa sera ce ne è stato uno davvero enorme. Sono stato un'ora alla finestra a guardare le strade davanti a casa mia venire mondate da un torrente battesimale che segnala, tra le varie cose, la fine della stagione.

Ho spento tutte le luci. L'appartamento era illuminato ad intermittenza dai lampi temporaleschi. Sono stato ad ascoltare il rumore della pioggia che scendeva copiosa e picchietteva con insistenza sui vetri. Plic, plic, plic, plic. I tuoni rombavano, prima in lontananza, poi rumorosamente e con intransigenza, per poi allontanarsi di nuovo.

I like it. Una città come Milano poi ha davvero bisogno di queste robuste e copiose secchiate d'acqua. C'è qualcosa di incredibilmente liberatorio in tutto questo.