
Oggi sono andato ad ascoltare un concerto di musica classica insieme a mia mamma all'Auditorium di Milano. La sempre eccellente Orchestra "Giuseppe Verdi" ha eseguito un interessante programma che includeva il brillante poema sinfonico "Les Préludes" e il Concerto n°2 per pianoforte, entrambi di
Franz Liszt, e lo spigoloso ma affascinante Concerto per Orchestra di
Bela Bartok.
Mi piace moltissimo andare ad ascoltare concerti di musica classica dal vivo. La mia passione per la musica da film mi ha portato a farmi conoscere l'immenso universo della musica classica e a farmene appassionare in maniera profonda, in particolar modo al repertorio sinfonico per grande orchestra del tardo '800 e del primo '900. E ci sono pochissime cose nella vita che riescono ad eguagliare la
assoluta bellezza e il
misterioso fascino di ascoltare 70-80 persone che suonano insieme, concertate da un direttore d'orchestra. Lo spettro sonoro ed acustico che possiede l'orchestra sinfonica è qualcosa di sorprendente ed è emozionante riuscire ad esserne testimoni durante un concerto dal vivo.
Io e mia mamma notavamo come il pubblico presente all'Auditorium fosse composto quasi esclusivamente da persone anziane, alcune delle quali davvero molto anziane. Sì, c'erano qua e là alcuni giovanotti sparsi, ma il 90% della platea era di teste dai capelli grigi, se non addirittura d'argento. Non è una cosa che mi stupisce più di tanto, però è un vero peccato che la gente più giovane, oggi, si senta così distante dalla musica classica. Viene vista come qualcosa di antico, accademico, noioso, se non addirittura
elitario e snob. Tralasciando ovviamente le menti ottuse di chi addirittura inorridisce o si tappa le orecchie quando sente suonare un violino o un clarinetto, gran parte delle "generazioni più giovani" (lo metto tra virgolette perchè destesto le generalizzazioni e le etichette, soprattutto in questo genere di discorsi) crescono completamente inconsapevoli dell'immenso tesoro artistico presente nel repertorio classico e della ricchezza che può portare a ciascuno. Io credo che gran parte della responsabilità di questa situazione sia da attribuire alle mancanze dell'istruzione scolastica, che è fortemente carente dal punto di vista dell'educazione musicale. Oggi la passione per la musica non viene incentivata, ma è lasciata esclusivamente alla volontà e alla curiosità dei singoli individui. Ma c'è anche la responsabilità di chi ha voluto ghettizzare la musica classica dentro recinti troppo accademici e talvolta aristocratici, allontanandosi così sempre più dalla sensibilità delle persone comuni. Ovviamente non penso che bisogni
forzare le persone ad appassionarsi a qualcosa da cui non si sentono coinvolte, ma credo che un po' di guida e di stimoli in più non farebbero affatto male, anche solo come personale "bagaglio" culturale. Poi è chiaro, ogni epoca si mette in contatto soprattutto con la musica del suo tempo ed è sacrosanto che ognuno stabilisca un legame con il genere, gli stili e gli artisti che più sente vicini alla propria sensibilità e alle proprie emozioni, al di là di qualsiasi collocazione cronologica.
Mi rendo conto che, nell'era contemporanea, la musica è soprattutto un
prodotto da consumare, un souvenir da portarsi appresso come sottofondo, qualcosa con cui
riempire gli angosciosi
silenzi che non siamo più capaci di sostenere. E' sempre più difficile pensare solamente di ascoltare la musica senza fare altro, lasciarla assorbire a tutti i pori, farla entrare dentro la mente e le viscere, lasciare che catturi tutte le sensazioni e che comunichi le sue astrazioni. Ed entrare in contatto con qualcosa di più grande e profondo.
Leonard Bernstein, che oltre ad essere un eccezionale compositore, direttore d'orchestra e pianista era anche un divulgatore di straordinaria capacità comunicativa, ha detto:
"Music can name the unnameable and communicate the unknowable."
Ascoltare la musica - di qualsiasi genere, stile, epoca, forma o colore, l'importante è che sia
buona musica - è qualcosa che richiede
tempo. E, si sa, oggi il tempo è qualcosa di prezioso e che sembra assurdo
sprecare unicamente nell'attività dell'ascolto. Ma se vogliamo entrare in contatto con le emozioni più profonde che albergano nel nostro animo ed ascoltarle, allora questo sforzo forse bisogna farlo.